
La mia madrina è la zia Ester, e a dire la verità non è mia zia: è solo un’amica di famiglia, ma ha sempre voluto farsi chiamare così (a proposito, ho scoperto che molti non sanno nemmeno se hanno una madrina: beh, se siete battezzati ce l’avete.)
È più o meno il ritratto di Judy Dench, capelli corti e grigi compresi, ma con qualche dettaglio della madre di Liza Minnelli:
Watkin (guardando la custodia del dvd È nata una stella): “Zia, lo sai che assomigli un po’ anche a Judy Garland? Specie nelle sopracciglia.”
Zia Ester: “Certo che lo so.”
Watkin: “Ah sì, chi te l’ha già detto?”
Zie Ester: “Nessuno, l’ho visto io.”
Ecco, lei è un tipo così (mia nonna ne ha letteralmente paura).
Colta, decisa, intelligente, ricca, dinamica, affermata temuta e stimata sul lavoro (dottoressa di medicina interna), conoscente di mezza Watkinville, amante dei viaggi: lei e lo zio Alberto (no, nemmeno lui è mio zio) ogni anno fanno qualcosa del tipo isole Fiji nella capanna sulla spiaggia, Yemen in autostop o Cuba in bicicletta. Ora che iniziano ad avere una certa età stanno diventando contenuti: l'ultima volta hanno fatto il giro del deserto del Gobi, in Mongolia, noleggiando un furgoncino con autista e cuoco; quando la sera si fermavano tiravano fuori tavolino e sedie e prendevano il tè in mezzo al nulla, mentre il cuoco accendeva il fuoco e l’autista montava la tenda.
Vivono in una bellissima casa sui monti di Watkinville, da dove si vede un magnifico panorama, e dove la loro immensa collezione di cd, dvd e videocassette ricopre pareti e pareti. È proprio grazie alla loro videoteca se io amo il cinema: c’è stato un periodo in cui li andavo a trovare in macchina apposta per poter prendere in prestito più cassette possibile. E poi possiedono un sacco di oggetti meravigliosi: quando prendo il tè dalla zia Ester, sotto la pergola di kiwi, uso la zuccheriera del servizio dell’Orient Express e un afferra-zollette d’argento a forma di zampe di gallina.
Inutile a questo punto dire che fin da piccolo la zia Ester è sempre stata il mio modello di riferimento: in prima media la professoressa ci ordinò il tema “il mio eroe” e, dopo i pipponi su come lo dovevamo fare, tutti i maschi scrissero del proprio padre e tutte le femmine della propria madre; io scrissi invece della mia madrina.
Oggi le ho fatto coming out, mi dispiaceva che non se ne fosse mai parlato. Come facciamo spesso, ci siamo visti per prendere un gelato insieme in città:
Zia Ester: “Andiamoci a sedere all’ombra, laggiù.”Watkin: “Ma non sono mica della gelateria, quei tavolini…”Zia Ester: “E allora? Tanto il ristorante adesso è chiuso.”
Dopo qualche chiacchiera sulla sua imminente pensione:
Watkin: “Zia, avresti cinque minuti per un discorso serio?”Zia Ester (un po’ adombrata, prende l’ultimo cucchiaino di granita al melone): “Dimmi”Watkin (impappinandosi): “Beh, bla bla bla quindi bla bla e insomma sono gay.”Zia Ester (serenissima): “Sì, ma lo sapevo.” (raspa con il cucchiaino il fondo del bicchiere )Watkin: “Ah, lo sapevi?”Zia Ester (continuando con nonchalance a recuperare gli ultimi cristalli): “Cioè, non è che lo sapevo… Lo davo per scontato.”
Io penso che, con una madrina così, sarei venuto su gay in ogni caso.
